La visualizzazione avanzata

La pace è intrappolata lì dove l’io domina


La famiglia delle tecniche di visualizzazione contiene alcune pratiche, tanto impegnative quanto utili, che ci permettono di esprimere al meglio il potenziale della nostra mente, raggiungendo un livello di concentrazione incredibilmente profondo. Delle varie tecniche, la visualizzazione base è la più semplice: si basa su esperienze dirette, in cui dobbiamo semplicemente immaginare e fare esperienza mentale di qualcosa che, in un modo o nell’altro, conosciamo bene. Con la meditazione della montagna, aggiungiamo un tassello in più: oltre a visualizzare dobbiamo identificarci con la montagna e fare esperienza del mondo attraverso di essa.

Photo by eberhard grossgasteiger on Pexels.com

Nell’articolo di oggi vedremo l’ultimo e più difficile stadio delle tecniche di visualizzazione. In questo caso, vedremo, viene a mancare l’aspetto di esperienza diretta che, almeno all’inizio, fa parte sia della visualizzazione base, sia di quella intermedia (della montagna, appunto). Vedremo che potrà essere difficile, inizialmente, visualizzare in queste condizioni ma, come sempre, la pratica ci può insegnare a trarre il meglio anche da questa tecnica.

La visualizzazione avanzata e l’ambientazione

Poiché gli aspetti fondamentali della versione avanzata della tecnica di visualizzazione sono comuni alle altre tecniche, e quindi già discussi ai link di cui sopra, sorvolerò so questi aspetti per evitare di allungare l’articolo più del dovuto. Ciò su cui ritengo, invece, sia necessario porre l’accento in questo caso è la grande differenza tra questa tecnica e le sue versioni di difficoltà inferiore.

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Con entrambe le tecniche di visualizzazione che abbiamo già visto, il punto di partenza è sempre lo stesso: un’ambientazione. Con la visualizzazione base, occorre cominciare immaginandosi in un luogo noto, familiare, e iniziare a fare esperienza di quel luogo con tutti i sensi. Anche con la meditazione della montagna è lo stesso, cambia solo il luogo e, in aggiunta al caso precedente, c’è l’identificazione. Con questa nuova tecnica, però, l’ambientazione è esattamente ciò che viene a mancare. Come vedremo, usando la visualizzazione avanzata il nostro io è portato ad immaginare e a visualizzare in un ambiente che, per certi versi, cade nella definizione di astratto. Non ci sono spiagge, venti, alberi o animali che possano stimolare i nostri sensi, ma solo la nostra coscienza che visualizza sé stessa.

Come visualizzare

Se, quindi, con la visualizzazione avanza manca un ambiente di cui fare esperienza, su cosa dobbiamo concentrarci? La risposta è semplice: su noi stessi e sul nostro corpo. È opportuno precisare in questo caso che non bisogna concentrarsi sulle sensazioni interne al nostro corpo (quella è un’altra tecnica di cui parleremo più avanti). Qui dobbiamo visualizzare noi stessi all’interno di un ambiente che contiene solo noi, e pochissimo altro. Occorre evitare, anzi, di lasciarsi distrarre dalle sensazioni del corpo, che in questo caso diventano veramente intense, in confronto al nulla in cui decidiamo di inserirci.

Photo by Nathasha Daher on Pexels.com

Oltre alla difficoltà di visualizzare solo noi stessi, anche questa tecnica di visualizzazione ha una parte di identificazione, come nel caso della montagna. Ma qui la domanda sorge spontanea: se non c’è nulla, in cosa mi devo identificare? Chiaramente la risposta è “nel nulla”. Capisco che possa sembrare strano, quasi assurdo, cercare di identificarsi con qualcosa che di fatto non c’è. Tuttavia, riuscire nell’intento è un incredibile passo avanti, difficile certo, verso una grande stabilità interiore e robustezza alle avversità, per non parlare degli enormi benefici che naturalmente fioriscono nei riguardi della nostra mente giudicante.

Riuscire ad ottenere questo stato è difficile, ma vedremo nell’esempio che segue che la tecnica ci offre una piccola scappatoia, un aiuto, o meglio un supporto alla nostra mente che visualizza, per raggiungere con relativa immediatezza lo stato che ci prefiggiamo.

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L’esempio

In una posizione comoda, preferibilmente al buio per limitare gli stimoli esterni, mantenendo gli occhi chiusi per conciliare una profonda concentrazione, visualizziamo il nostro corpo, o meglio visualizziamo noi che guardiamo il nostro corpo. Intorno a noi tutto e buio, non c’è una scintilla che illumini e non sentiamo aria sulla nostra pelle. Tuttavia, riusciamo a vedere noi stessi. Muovendo lo sguardo vediamo le nostre gambe, il nostro busto, le braccia e le mani, che rimangono immobili. Ci concentriamo su ogni aspetto del nostro corpo, ma senza sentire stimoli di alcun tipo, come se fossimo un osservatore esterno che vede attraverso i nostri occhi.

Dopo aver guardato per tutto il tempo che riteniamo necessario, proviamo a visualizzare il nostro corpo nella sua interezza, con tutti i dettagli e gli aspetti che lo caratterizzano, ma questa volta dall’esterno. Guardiamo da vicino il nostro viso, passando in rassegna ogni singolo pelo, ma ancora una volta ignari delle sensazioni. Guardiamo il busto da davanti, le gambe e le piante dei piedi.

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A questo punto, quando sarà passato abbastanza tempo, immaginiamo di immergerci nuovamente in noi stessi, lentamente. Adesso, vediamo in lontananza qualcosa. Sembra inizialmente un puntino bianco, luminoso, che diventa sempre più grande. Dopo poco, ci accorgiamo che si tratta di una specie di fumo. È bianco, inizialmente, ma può assumere ogni colore che decidiamo abbia. Il fumo si avvicina, inizialmente sottile e impalpabile. Sembra emettere una luce propria e illumina il nostro corpo.

Con il passare del tempo, ma molto lentamente, il fumo si addensa e ci circonda. Diventa una cortina luminosa che, dopo poco, ci avvolge completamente. Ne siamo immersi, e cominciamo a sentire la luce, fredda o calda, sulla nostra pelle. A questo punto, cominciamo a respirare profondamente. Possiamo, in questa fase, osservarci dall’esterno, se lo preferiamo. I primi respiri sono leggeri e il fumo che adesso ci sfiora non ne risulta turbato. Man mano che iniziamo a respirare profondamente, però, iniziamo ad inalarlo. Il fumo che intrappoliamo nei polmoni è bianco, candido e luminoso, ma quando espiriamo è nero. È denso, quasi cola dalle nostre narici. Inspiriamo bianco, espiriamo nero, per un certo numero di volte.

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Ad un certo punto, ci accorgiamo che il fumo che buttiamo fuori inizia a schiarirsi. È sempre meno denso, adesso grigio, e ad ogni respiro è più simile a quello che abbiamo inspirato. Dopo poco, il fumo entra ed esce immacolato dai nostri polmoni. Ci sentiamo alleggeriti e il respiro è più soddisfacente. Sentiamo quasi fresco.

Continuiamo con respiri lenti e profondi, inalando il fumo bianco. Ad un certo punto, durante una espirazione, ci accorgiamo che non tutto il fumo è stato buttato fuori. Alla fine del respiro una parte è rimasta nel petto, e ne percepiamo la luce tenue attraverso la pelle. Ad ogni respiro, la quantità di fumo che rimane è sempre maggiore. La notiamo perché il petto diventa sempre più luminoso. Con il passare del tempo, ci accorgiamo che il fumo che ogni volta che inspiriamo si apprende al nostro corpo, si espande. La luce, quando buttiamo dentro l’aria, si estende e, piano piano, raggiunge l’addome, passa nelle gambe e nelle braccia, fino alle mani e ai piedi. Lo fa lentamente, e ci vogliono moltissimi respiri, ma alla fine satura il nostro corpo e raggiunge la nostra testa.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Quando siamo completamente riempiti dal fumo bianco, che ci fa sentire una sensazione di fresco il tutto il corpo, il fumo rimasto all’esterno e che ancora ci avvolge inizia ad agitarsi. È in subbuglio e sembra attratto dalla nostra pelle che adesso è luminosa. Pian piano il fumo esterno, partendo dalle palme dei piedi, si rapprende attorno a noi, venendo assorbito. Congiungendosi con il fumo interno, rende il nostro corpo dapprima traslucido, poi trasparente. Lo fa lentamente, dai piedi in su, ma alla fine, quando raggiunge la nostra testa, il corpo sembra una bottiglia di vetro. Ci guardiamo e ci esaminiamo, dall’interno e dall’esterno, e vediamo attraverso il nostro corpo, con la luce del fumo che si rifrange nelle nostre gambe, nel nostro busto attraverso le mani che postiamo davanti agli occhi.

Photo by Jill Burrow on Pexels.com

D’un tratto, partendo dai piedi, il corpo trasparente inizia a diventare invisibile e a sparire, non più come una bottiglia di vetro che rifrange la luce, ma come una materia sottile che, attraversata, la lascia passare senza deviarla. Continua verso l’alto, con la sensazione di fresco che svanisce piano piano, e mentre avanza anche il fumo si ritira.

Dopo molti respiri, giunge alla testa e, nel momento in cui anche la sommità del nostro capo diventa invisibile, la nostra coscienza sparisce. Non c’è più fumo, è rimasto solo il buio che c’era all’inizio, ma adesso il nostro corpo non c’è più. Ci siamo identificati con il nulla che era attorno e noi. E ciò che ci rimane è pace e una sensazione di assoluta, immacolata, incommensurabile tranquillità.

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Conclusioni

La tecnica che abbiamo appena visto è una delle più particolari (per non dire strane) della meditazione. Può apparirci veramente bizzarro fare una cosa del genere, soprattutto se non se ne capisce il senso. Il risultato, però, è assicurato. Con il passare del tempo e l’aumentare della pratica vedrete che l’eventuale senso di stranezza svanirà e capirete quanto una tecnica di questo tipo ci può donare. Imparare a visualizzare senza un supporto che ci sia familiare ci mostra, nel tempo, quanto è facile ottenere una sensazione di pace e tranquillità, anche nell’esperienza di tutti i giorni. Ci mostra quanto sono vane le preoccupazioni e quanto è semplice non farsi turbare dalle cose che ci accadono.


In estrema sintesi

  • La visualizzazione avanzata ha molto in comune con le tecniche di visualizzazione più basilari
  • A differenza di esse, però, manca di un supporto dato da un’esperienza familiare su cui focalizzarsi
  • Inoltre, ci chiede di imparare ad identificarci con il nulla, cosa che può risultare molto difficoltosa
  • Tuttavia, superando questi ostacoli, la visualizzazione avanzata può avere su di noi un grande effetto benefico
  • Ci mostra una pace e una tranquillità che possiamo imparare a raggiungere anche nella vita di tutti i giorni

La tecnica in pillole

In una posizione comoda e al buio, visualizzate il vostro corpo, dapprima attraverso i vostri occhi, dopo dall’esterno

Concentratevi su voi stessi, ma non prestando attenzione alle sensazioni fisiche

Adesso, un fumo bianco vi raggiunge da lontano e vi avvolge

Lentamente lo respirare

Inizialmente espirate fumo nero e denso, poi sempre più chiaro fino a diventare immacolato come il fumo attorno a voi

Il fumo che inspirate rimane all’interno del vostro petto, e da lì si espande fino agli arti e alla testa

Interagendo con il fumo all’esterno, la vostra pelle ora luminosa diventa traslucida e poi trasparente, come una bottiglia di vetro che rifrange la luce

Poco dopo, il corpo diventa di una materia sottile che non devia i raggi di luce, e piano piano scompare

Quando scompare anche la testa, la coscienza cessa di agire, rimane solo il buio, il vuoto, la pace e un senso di incommensurabile tranquillità

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