La visualizzazione della montagna

Siate solidi come una montagna, resistenti come una montagna, indifferenti alle avversità come una montagna


Meditare vuol dire porre la propria mente consapevole in contatto con qualcosa su cui concentrarsi. Spesso, come abbiamo visto più volte, usiamo il respiro ma non è l’unica scelta disponibile. Abbiamo già visto che anche un prodotto interno della nostra mente può essere usato come oggetto di meditazione. Sto parlando della tecnica della visualizzazione (l’articolo sulla visualizzazione base si trova a questo link).

Photo by cottonbro on Pexels.com

Visualizzando, impegniamo la nostra mente in un’attività molto difficile ma molto appagante. Quando riusciamo ad evocare le immagini (immaginare) e a sentire con tutti gli altri sensi (visualizzare), riusciamo a raggiungere un profondissimo livello di concentrazione e uno stato di calma che facilmente si protrae oltre la fine della sessione.

Nell’articolo di oggi vedremo un’altra tecnica di visualizzazione. Sarà molto simile, anzi identica alla visualizzazione base per quanto riguarda gli aspetti più tecnici, mentre risulta molto diversa per altri aspetti. Si tratta della visualizzazione della montagna.

Visualizzare

Come abbiamo già detto nel precedente articolo, visualizzare è immaginare con qualcosa in più. Visualizzare vuol dire porsi in modo attivo rispetto all’immagine che creiamo con l’immaginazione, mettendoci in condizione di esplorare una vera e propria esperienza mentale, con tutti gli aspetti sensoriali e mentali che accompagnano un’esperienza fisica. Riportando un esempio che abbiamo già visto, visualizzare sta a immaginare come ascoltare sta a sentire.

Photo by Aphiwat chuangchoem on Pexels.com

La visualizzazione, però, può avvenire a vari livelli di consapevolezza, e risulta tanto più facile quanto più la visualizzazione si avvicina, nelle forme, ad un’esperienza verosimile. Per questo, visualizzare una spiaggia e noi in essa mentre sentiamo il vento sulla pelle e il sole sul viso risulta faticoso, mentalmente, ma comunque abbastanza semplice.

Altre volte, però, quando visualizziamo chiediamo alla nostra mente di fare uno sforzo in più. Partendo dalla visualizzazione base, possiamo cercare di identificarci con la cosa che stiamo visualizzando, provando sensazioni come se non fossimo noi a sentirle. In questo caso, la visualizzazione può risultare più difficoltosa, poiché richiede alla nostra mente un lavoro aggiuntivo. Questo è il caso della visualizzazione della montagna.

La montagna

Cos’ha a che fare una montagna con la meditazione? In apparenza nulla, nel profondo invece molto. Innanzitutto, molte persone meditano sedute a gambe incrociate, con le mani sulle ginocchia. Questa posizione fa assumere al nostro corpo una forma appuntita, con una base larga necessaria per mantenere la stabilità, e una vetta più stretta. In questo senso, la posizione che assumiamo è molto simile ad una montagna. Per questo, scegliere la montagna come qualcosa con cui identificarsi è quasi naturale. È importante precisare, però, che la meditazione della montagna si può svolgere in qualunque posizione. Con questa tecnica, infatti, è più importante ciò che riusciamo a produrre con la nostra mente, rispetto a quello che effettivamente sta all’esterno.

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Ad ogni modo, questa affinità non è l’unica ragione per cui si fa questa visualizzazione. Infatti, visualizzare una montagna ad un livello più profondo (cercando quindi di identificarsi con essa) ci può anche aiutare a meditare con risultati più favorevoli. Così come sorridere, anche forzatamente, ci rende più felici, identificarsi con una montagna ci spingere ad assumerne alcune caratteristiche. Inconsciamente, siamo portati ad essere più solidi nella nostra vita, più stabili nelle nostre esperienze. Ci insegna a resistere ai venti forti che sconquassano la nostra esistenza, così come una montagna è indifferente tanto alla brezza leggera, quanto alla bufera. Meditare con la montagna vuol dire allenarsi ad essere come essa, cercando di assumere un atteggiamento più robusto e resistente nelle avversità.

La tecnica

Ma come si fa a meditare in questo modo? Non è una tecnica concettualmente difficile, anche se, come in ogni cosa, occorre un po’ di pratica per usarla al meglio. Occorre sempre iniziare con una visualizzazione base, dove però ci troviamo di fronte ad una montagna. Usando la versione semplice della tecnica dobbiamo cercare di tranquillizzarci, di raggiungere un profondo stato di raccoglimento. A questo punto, quando la nostra mente è calma e la concentrazione affilata, possiamo iniziare a identificarci con la montagna, visualizzando in sua vece.

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Per quanto possa sembrare qualcosa di banale oppure sciocco, la visualizzazione della montagna è una tecnica incredibilmente raffinata dai benefici quasi immediati. Con qualche sessione di pratica vedrete che risulterà naturale e, finita la meditazione, imparerete subito a riconoscere in che modo vi aiuti a stare meglio.

Vedremo adesso insieme un esempio di come si può meditare visualizzando la montagna. Prima di cominciare, vi consiglio di riguardare l’articolo sulla visualizzazione base (per comodità lo potete trovare qui), poiché la prima parte della tecnica è molto affine.

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Un esempio

Immaginiamo di essere in piedi, ad occhi chiusi. L’ambiente intorno a noi e fresco e umido. Sentiamo dei profumi, erba e foglie principalmente, e un sentore lontano di fiori di qualche tipo. Apriamo gli occhi, lentamente, per ritrovarci di fronte ad una distesa di alberi. Il sole filtra attraverso le foglie e proietta dei raggi verso il terreno, visibili nell’umidità del posto. Alla nostra destra sentiamo un uccello che canta tranquillo, mentre una leggera brezza spira alle nostre spalle. Ci giriamo, sentendo in bocca un leggero sapore acre, mentre il venticello entra nelle nostre narici. E lì, davanti a noi, si erge la montagna.

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Adesso ci concentriamo su di essa, esplorandola a distanza. Sembra svilupparsi a fasce, dal basso verso l’alto, così le seguiamo.

In basso, l’ambiente è umido, quasi bagnato. La terra è fangosa e piante basse spuntano in ogni luogo. Alcuni insetti saltellano da un punto all’altro, mentre degli animali non bene identificati si rotolano nel fango, producendo dei suoni di giubilo e sollevando un odore avvolgente di terra bagnata.

Al di sopra, la terra è più secca e iniziano a comparire alcuni alberi. Hanno i tronchi solidi, di un marrone chiaro, e le chiome verde acceso popolate di uccelli che sfrecciano da un albero all’altro. Immaginiamo di sentire la ruvidezza della corteccia e il velluto delle foglie tra le dita, assaporando quella sensazione ma mantenendoci per adesso a distanza.

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Al livello successivo, la vegetazione si fa più rada. Gli alberi adesso sono alti e snelli, di un verde più scuro. I loro aghi marroni sono in terra e alcuni roditori li spostano per passare. C’è un vento abbastanza forte, lo notiamo dalla distanza, e il terreno adesso è roccioso, duro e secco.

Sulla parte più alta, infine, l’ambiente è completamente diverso. C’è la neve, e i pochi alberi superstiti ne sono ricoperti. È bianchissima, quasi accecante. È immobile. Solo il vento la disturba ma impercettibilmente. Nessun animale si arrischia fin lì. Non vediamo bene la cima, quindi ci avviciniamo con passo lento. Quando ci troviamo alle pendici, guardando in alto, la montagna ci sovrasta. È altissima, solida, nulla la smuove.

Immaginiamo adesso di guardare la cima dall’alto. Venti freddi sollevano una nebbia di particelle di neve che si estende dalla sommità come capelli al vento. A questo punto, essendo più in alto della montagna, decidiamo di sederci al suo posto. Incrociando le gambe, adesso la montagna siamo noi, quella stessa montagna che prima osservavamo. Sentiamo sulla nostra pelle lo stesso vento, in basso leggero e in alto sferzante, che prima vedevamo a distanza. Gli alberi crescono su di noi, gli animali scavano sulla nostra superficie. E rimaniamo lì, seduti e impassibili.

Photo by Tim Gouw on Pexels.com

Iniziamo a percepire attorno a noi il tempo che scorre. Vediamo il sole che ci sorge davanti e tramonta dietro, una, due, tre volte. I giorni passano e noi rimaniamo lì, fermi sulla nostra base. I giorni diventano mesi e il clima cambia, l’estate finisce e arrivano le piogge, che ci sferzano. Da alcuni punti nella nostra sommità scaturisce un fiume, che scorre dalle nostre spalle, cade come una cascata e forma un lago nel nostro grembo. Il tempo passa e arriva l’inverno. Il lago si ghiaccia e poi si scioglie nuovamente in primavera. Poi arriva l’estate e gli alberi che nascono su di noi si seccano, la terra diventa brulla. E così ricominciano le stagioni da capo. Ogni volta uguali, ogni volta leggermente diverse.

Mentre il tempo passa, e noi rimaniamo fermi, sferzati dal vento, al centro di una tormenta o graffiati dalla pioggia, intere civiltà sorgono su di noi. Alle rive del lago villaggi nascono, crescono, diventano città e vengono abbandonate. La natura le riconquista e poi, da capo, un altro villaggio. Infinite volte. Villaggi e città diverse si affrontano su di noi, mentre guardiamo immobili. Persone muoiono, vivono.

E ora il tempo scorre sempre più veloce. Il vento inizia ad eroderci. Prima eravamo una montagna altissima. Adesso diventiamo sempre più piccoli. Comincia dalla sommità. La terra diventa polvere e si allontana nell’aria. Scende, inesorabile, strato per strato, e noi siamo lì, immobili e solidi. Non c’è dolore né piacere. Il vento continua e asciuga il nostro lago, sradica gli alberi, secca il fango alla nostra base. Alla fine, dopo tempo incalcolabile, quando l’ultimo granello di polvere della montagna è stato portato via, rimane solo il buio rassicurante, la tranquillità e la pace.

Photo by robin thakur on Pexels.com

Conclusioni

Questo è un esempio molto esteso di come può essere una meditazione della montagna. Può sembrare molto strana, inizialmente, ma dopo averla praticata vi assicuro che proverete una pace e una calma che difficilmente riuscirete a provare in altro modo, ereditando dalla montagna visualizzata la solidità, la stabilità, l’indifferenza alle avversità e la ricchezza di esperienze che la contraddistinguono.


In estrema sintesi

  • La tecnica della visualizzazione della montagna è una tecnica potentissima, che ci aiuta ad ottenere uno stato di pace e calma difficile da raggiungere in altro modo
  • Ci aiuta a diventare più solidi, robusti
  • Ci insegna a resistere alle avversità e a lasciar andare gli avvenimenti spiacevoli
  • Ci rende più forti nella vita quotidiana

La tecnica in pillole

Immaginate di essere in piedi, ad occhi chiusi

Sentite l’ambiente fresco e umido, con odore di foglie e fiori

Aprite gli occhi e osservate la foresta di fronte a voi

Il sole proietta la sua luce tra gli alberi e gli uccelli cantano

Vi voltate e alle vostre spalle vedete una montagna, con tutti i suoi habitat disposti a strati

C’è fango, alberi bassi, chiome verdi, alberi slanciati e, in cima, la neve

Immaginate di osservare la cima dall’alto e, dopo, vi sedete al posto della montagna, identificandovi con essa

Mentre il tempo passa, gli alberi affondano le radici su di voi, l’acqua scorre sulla vostra superficie, si formano laghi

Animali e persone vivono e muoiono su di voi, le stagioni passano, cade la pioggia e soffia il vento sulla vostra superficie

Il vento comincia ad erodervi, cominciando dalla sommità fino alla base ma voi rimanete immobili

Alla fine, quando l’ultimo granello sarà volato via, rimane solo il buio, la tranquillità e la pace

5 pensieri riguardo “La visualizzazione della montagna

  1. interessanti questi passaggi meditativi, proverò a visualizzarli durante le molti notti insonni, magari mi conciliano meglio il sonno.. 😉😊👍
    Anch’io nel mio blog, pur non essendo dedicato alla meditazione, spesso cerco di portare i lettori nel punto dove ho scattato l’immagine di fargli provare le sensazioni del momento…😊

    Piace a 1 persona

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