Visualizzazione base

La nostra mente ha a disposizione degli strumenti potentissimi. Usiamoli!


Finora abbiamo visto come il respiro, coniugato in vari modi, sia la base di quasi ogni tecnica di meditazione. Lo abbiamo scelto come principale oggetto di meditazione e abbiamo imparato ad usarlo in ogni nostra sessione. Tuttavia, meditare usando il respiro è solo una delle tante possibilità e alcune volte può essere piacevole, e anche utile, meditare portando la nostra consapevolezza a qualcosa di diverso, magari anche qualcosa di incorporeo.

Nell’articolo di oggi analizzeremo una nuova tecnica di meditazione che non fa affidamento sul respiro. Si tratta di una tecnica molto bella, tra le mie preferite, ma abbastanza difficile da padroneggiare, e che richiede una grande pratica prima di essere utilizzata in modo naturale. È, però, una tecnica veramente potente, che ha il grande pregio di guidare la nostra consapevolezza, usando un’inclinazione naturale del nostro essere. Sto parlando della tecnica della visualizzazione.

Vedremo che questa tecnica, nelle sue versioni più comuni, può assumere tre forme principali, senza contare le infinite variazioni che possiamo inventarci. Tuttavia, per non rendere la lettura troppo pesante, dividerò la discussione tra tre articoli differenti. Oggi vedremo la visualizzazione base.

Photo by Olga Lioncat on Pexels.com

Evocare immagini

Una delle caratteristiche peculiari di noi umani, rispetto al mondo animale, è forse la capacità di immaginare. Riusciamo a concepire cose che non esistono, a riportare alla mente oggetti e luoghi che non abbiamo a portata di mano. E la cosa forse più straordinaria di tutto questo, testimone della potenza della nostra mente, è che le cose che evochiamo possono scatenare delle emozioni, anche molto intense.

Per questo motivo, nel corso del tempo sono state messe a punto delle tecniche di meditazione in cui l’utilizzo di questa potenza nascosta è il focus principale. Usare tale caratteristica del nostro intelletto è un esercizio completo per la nostra mente. Ci insegna in che modo gestire la consapevolezza al meglio, in modo molto efficiente, rendendola forte e salda in ogni momento della nostra vita.

Nella tecnica di oggi vedremo come usare la nostra capacità di evocare immagini, mettendola al servizio della meditazione. Ma prima, occorre discutere bene un punto essenziale, fondamentale per imparare ad applicare questa tecnica nel modo corretto: la differenza tra immaginare e visualizzare.

Photo by Anna Shvets on Pexels.com

Visualizzazione e immaginazione

Ciò che riusciamo a fare in modo innato, in relazione a quanto abbiamo appena detto, è immaginare. Letteralmente, immaginare vuol dire creare nella propria mente l’immagine di qualcosa, un riferimento ad un oggetto o un contesto, che può esistere o meno. Quando immaginiamo qualcosa, solitamente ciò che facciamo consiste nel comporne una visione generica, un’immagine omnicomprensiva dell’oggetto che stiamo immaginando. Una sorta di fotografia, un insieme, di fatto, di tutte le caratteristiche di quell’oggetto, che siano almeno sufficienti affinché la nostra mente lo riconosca come tale. L’immagine che ne risulta, però è ovviamente uno spettro di ciò che esso è in realtà. È una visione generale, approssimativa, che dà l’idea dell’oggetto, anche specifico, ma non ponendo in gran risalto tutte le sue caratteristiche. Sebbene già immaginare in questo modo sia qualcosa di incredibile, per usare questa capacità nella meditazione occorre qualcosa di più. Occorre visualizzare.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Spesso, il termine “immaginare” viene usato quasi come sinonimo di “visualizzare”, e a buon diritto, viste le grandi somiglianze delle due azioni. Inoltre, come vedremo, visualizzare richiede prima di immaginare. Tuttavia, in questo contesto, la visualizzazione vuol dire qualcosa di più, anche se in modo sottile. Vuol dire porsi di fronte dell’oggetto, sempre all’interno dei confini della nostra mente, ma in modo attivo rispetto all’immagine che vogliamo crearci. È un po’ la stessa differenza che passa tra vedere e guardare, tra sentire e ascoltare. Quando visualizziamo qualcosa, non solo ci creiamo una sua immagine nella nostra mente, ma rivolgiamo ad essa la nostra consapevolezza più completa. Ci concentriamo su ogni dettaglio dell’immagine, anche quelli che non sono strettamente necessari per definire l’oggetto. Se stiamo visualizzando una situazione più complessa, dobbiamo cercare di coinvolgere tutti i nostri sensi nell’atto di farlo. Dobbiamo usare il tatto, sentire i profumi, vedere tutte le singole sfumature, con un’attenzione consapevole ogni volta. Visualizzare vuol dire partire da una immagine, quindi immaginare, ma aggiungere ad essa un’intera esperienza, completa e vivida come fosse vissuta nella realtà.

Allenandosi a fare ciò, ci si può rendere conto di come le sensazioni e le emozioni che proviamo quando visualizziamo siano più intense di quelle che proviamo inizialmente, quando immaginiamo. Le percepiamo anche come più autentiche. Ed è qui che sta il vero potere di questa tecnica.

La visualizzazione base

Meditare visualizzando, quindi, vuol dire cercare di ricreare un’intera esperienza all’interno dei confini del nostro intelletto, in modo attivo e consapevole. Nella maggior parte dei casi, si tratta di immaginare noi stessi, in un contesto, magari familiare anche se non necessariamente, e da lì ricamare attorno a noi, con pazienza, tutta l’esperienza. Vuol dire evocare non solo immagini ma sensazioni, vuol dire attivare i sensi. Nella sua versione base, la visualizzazione richiede di immaginarci in un luogo reale e familiare, e concentrarci sul rapporto con esso.

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Proviamo a vedere insieme un esempio di ciò che ci dovremmo aspettare da una visualizzazione. È chiaro che si tratti solo di un esempio, e che ognuno di noi può adattarne i dettagli in modo diverso. Inoltre, cerchiamo sempre di essere rilassati quando vogliamo visualizzare, perché in questi casi ogni piccola distrazione potrebbe influenzare negativamente il risultato di tutta la tecnica.

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L’esempio

Iniziamo immaginando il nostro corpo. Immaginiamoci nella posizione in cui ci troviamo, ma lontano da ogni cosa, al buio. Tenendo gli occhi chiusi, guardiamo con la nostra mente le parti del nostro corpo. Concentriamoci sulla mano, e cerchiamo di crearne nella nostra mente un’immagine vivida. Cerchiamo di renderla il più realistica possibile. Non deve essere un’immagine generica, ma una vera e propria replica del nostro corpo reale. Abbiamo una mano, piccola, si vedono delle vene violacee sotto la pelle. Le unghie sono rosa, ma di due rosa diversi, che sfumano l’uno nell’altro. Le dita sono affusolate, e sulle nocche si formano delle increspature.

Photo by Juan Pablo Serrano Arenas on Pexels.com

Quando avremo ottenuto un’immagine complessa, immaginiamo di accendere le luci attorno a noi, e di vedere per la prima volta l’ambiente attorno a noi. Siamo in spiaggia, il sole è cocente e sentiamo il calore sulla pelle. Vediamo, attraverso le palpebre chiuse, la luce che filtra. Ha un colore rossastro e non ci dà fastidio. Nonostante il caldo, stiamo bene perché c’è una brezza leggera che soffia su di noi, accarezza la nostra pelle e disperde il calore.

Siamo seduti, a gambe incrociate. La sabbia calda si attacca alle gambe e ai piedi, creando uno strato che scricchiola appena ci muoviamo. Sentiamo il peso del nostro corpo che scava nella sabbia. A questo punto, immaginiamo di aprire gli occhi, tenendoli chiusi nella realtà. Vediamo il mare, e il sole che si riflette ad un angolo su di esso, in lontananza un gabbiamo che lo oscura per un brevissimo instante. Ci accorgiamo solo adesso di sentire un odore. È l’odore del mare, strano. È quasi una puzza, ma è piacevole perché c’è solo lì.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Immaginiamo adesso di girare la testa verso destra. La luce adesso ci colpisce di lato, quindi riusciamo a vedere meglio. La spiaggia si estende a perdita d’occhio, ma non c’è nessun altro. Siamo da soli, a goderci l’ambiente. Sulla destra c’è una collina, con delle case. Un suono proviene da lì. Forse una campana, ma non riusciamo a sentirlo bene. Dietro di noi un gabbiano garrisce. Portiamo la mano sulla sabbia, che scotta, e ne prendiamo un pungo. Lo lasciamo poi andare e sentiamo il calore che si dissipa. A questo punto, ci giriamo di centottanta gradi. Vediamo una barchetta sulla riva, e il vento che adesso ci soffia in faccia porta un odore di pesce. Sentiamo in bocca un sapore quasi acido. Ci lecchiamo le labbra, per farlo andare via, e sentiamo un sapore salato. Rimaniamo in quel luogo, esplorandolo, per tutto il tempo che servirà.

I punti cardine

Questo è un esempio di come portare avanti una visualizzazione. Sono chiari alcuni punti, che voglio sottolineare qui. Innanzitutto, occorre sempre cercare di vivere l’esperienza che ci creiamo in prima persona. Non deve essere un racconto, ma semplicemente un prendere atto di qualcosa che accade. In secondo luogo, i sensi giocano un ruolo fondamentale. Ciò che ci accade lo percepiamo attraverso i sensi, quindi anche quando visualizziamo dobbiamo sforzarci di sentire davvero quello che l’esperienza interiore vuole farci sentire. In ultimo, dobbiamo cercare di interagire con l’ambiente. Dobbiamo girarci, per vedere da ogni prospettiva, dobbiamo allungare le braccia, afferrare, toccare, muoverci e cambiare, sentendo come cambia il nostro rapporto con l’ambiente circostante.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Sebbene possa sembrare difficile, la tecnica di visualizzazione, già in questa sua forma base, può insegnarci molto su come gestire la nostra consapevolezza. Imparando a visualizzare, impariamo allo stesso tempo ad osservare i dettagli del mondo attorno a noi, ad accorgerci delle sfumature e a guardare le cose da un punto di vista totalmente diverso.


In estrema sintesi

  • La visualizzazione è una tecnica di meditazione che sfrutta un oggetto interno alla nostra mente, incorporeo
  • Ci insegna come dirigere la nostra consapevolezza ai dettagli del mondo attorno a noi, e ci allena ad apprezzare ogni piccola cosa che ci circonda
  • Visualizzare vuol dire immaginare noi stessi, inseriti in un ambiente, di cui abbiamo esperienza
  • Vuol dire sentire ciò che ci circonda, come faremmo nella realtà, percepire le sensazioni e goderne le emozioni

La tecnica in pillole

Trovando una posizione comoda, portate la vostra attenzione ad una parte del corpo, ad esempio alla vostra mano

Notate tutti i dettagli, le rughe, le vene sotto la pelle, fino a creare un’immagine realistica

Immaginatevi adesso su una spiaggia. Sentite la sensazione della sabbia, calda, sui piedi, una brezza che soffia e allontana il calore del sole che vi scotta la pelle

Voltatevi e osservate una nuova vista, sentendo alle vostre spalle il garrito di un gabbianoù

Interagite con l’ambiente, toccando la sabbia rovente e lasciandola sfuggire tra le dita

Notate tutti i dettagli, come fareste nel mondo esterno, cercando di percepirli come fareste nella realtà. Sentite i profumi, i suoni e i sapori di ciò che state visualizzando

Vivete la visualizzazione come vivreste un’esperienza di tutti i giorni

6 pensieri riguardo “Visualizzazione base

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