Mettere alla prova la concentrazione

Una concentrazione salda favorisce una felicità duratura


Ogni volta che meditiamo, tendiamo a farlo in un ambiente protetto. Ci mettiamo seduti comodi, magari in casa, al buio e molto spesso in silenzio. Al massimo, usiamo della musica in sottofondo o una voce guida con lo scopo di rendere più semplice la meditazione e più profonda la concentrazione. Alcune volte, però, può essere utile provare a meditare in un ambiente diverso, senza troppe comodità, per così dire. Meditare in una situazione meno tranquilla del solito può aiutarci a sviluppare la nostra mente e allenare la nostra concentrazione nel lungo periodo.

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Nell’articolo di oggi vedremo come possiamo fare per mettere alla prova la nostra concentrazione, con delle meditazioni fatte di proposito in un contesto diverso dal solito e meno protetto. Vedremo come, introducendo una volta ogni tanto delle distrazioni nelle nostre sessioni, si può insegnare alla nostra mente a dirigere l’attenzione verso un oggetto in particolare, eliminando dalla nostra finestra percettiva ciò su cui non vogliamo concentrarci. I benefici di questo allenamento vanno oltre le sessioni di meditazione, che pure diventano più profonde e soddisfacenti. Con questa pratica la nostra mente impara a dare il giusto peso alle cose e a concentrarsi sugli aspetti e i dettagli più rilevanti della nostra esperienza, lasciando andare le cose che riteniamo invece meno importanti.

Un ambiente protetto

La meditazione è un’esperienza profondamente personale. Preferiamo meditare in un contesto in cui ci sentiamo a nostro agio, in un ambiente familiare e privo di distrazioni. Cerchiamo sempre di metterci comodi, in una realtà tranquilla, magari da soli e ben protetti dalle mura domestiche. Cerchiamo il silenzio, il buio o al massimo le luci tenui, per conciliare al meglio la concentrazione.

Se da una parte meditare in un ambiente consono è fondamentale per raggiungere il livello di concentrazione desiderato, dall’altra rischia di farci prendere una cattiva abitudine. Con il passare del tempo, collocarsi sempre in un ambiente protetto rischia di illuderci che meditare sia facile e che escludere gli stimoli esterni, per concentrarsi meglio, sia qualcosa di banale e semplice. In realtà non è così, e chiunque abbia mai provato a meditare circondato da altre persone, magari in un posto un po’ affollato e rumoroso, sa quanto sia difficile concentrarsi, escludendo tutte le distrazioni attorno a noi.

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Per allenarsi a queste evenienze, può essere utile introdurre nelle nostre meditazioni delle sorgenti di distrazione. Non sempre, ovviamente, ma facendolo con cadenza regolare e in modo controllato alleniamo la nostra concentrazione, rendendola robusta rispetto a tutte le distrazioni. Se decidiamo di mettere alla prova la nostra concentrazione, possiamo procedere, molto semplicemente, introducendo di proposito uno stimolo sensoriale esterno durante le nostre sessioni formali, ma provando a meditare sempre come al solito, seguendo i passi e applicando le tecniche come sempre.

Gli stimoli visivi

Un modo molto semplice per iniziare a provare i limiti della nostra concentrazione è quello di introdurre degli stimoli visivi durante le meditazioni. Alcune persone, e tra queste ci sono anche io, preferiscono meditare ad occhi chiusi e con le luci spente. In questo modo, riusciamo a conciliare una meditazione più profonda. Alcune volte, può essere invece utile rendere l’ambiente visivo meno tranquillo. Ad esempio, possiamo decidere di meditare con gli occhi chiusi ma con una luce accesa, più o meno luminosa in base a quanto forte vogliamo che sia la distrazione, lasciando che essa filtri attraverso le nostre palpebre. Oppure, possiamo decidere di tenere gli occhi del tutto aperti. In un modo o nell’altro, mantenendo attivo il canale della vista continuiamo a bombardare il nostro cervello con degli stimoli che la mente fa fatica ad ignorare, ed essa tenderà spontaneamente a concentrarsi su di loro. L’esercizio consiste nel cercare di meditare nonostante questi stimoli, provando a seguire i passi di una meditazione come se niente fosse e tagliare fuori dal nostro campo di percezione gli stimoli visivi esterni, in modo consapevole.

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Gli stimoli sonori

Un altro aspetto che alcune persone ritengono importante ai fini di una meditazione soddisfacente riguarda gli stimoli uditivi. Molte persone preferiscono meditare in silenzio, o al massimo con della musica leggera di sottofondo per accompagnare la sessione. Se vogliamo mettere alla prova la nostra concentrazione sfruttando gli stimoli uditivi, possiamo farlo semplicemente introducendo dei rumori durante la meditazione. Se vogliamo rendere le cose un po’ più difficili, anziché dei rumori qualsiasi possiamo utilizzare dei suoni contenenti delle parole, frasi o interi discorsi (magari meditando in un ambiente affollato come una spiaggia o un mezzo di trasporto). Quando il nostro orecchio capta dei rumori o dei suoni che portino un certo significato (delle parole, appunto) la nostra mente tende in modo naturale a diventare ricettiva e cerca di captare le informazioni, dirottando la concentrazione che invece vorremmo dirigere su un oggetto differente. Allenarsi in questo modo può essere dura ma insegna alla nostra mente quanto sia importante sentire senza ascoltare, tagliando fuori dalla nostra percezione, uditiva in questo caso, le cose in modo consapevole. Le prime volte sarà frustrante e alla fine ci sembrerà di non aver meditato affatto, ma ricordiamo che questo tipo di allenamento, come il precedente, può avere un effetto benefico sul lungo periodo, anche al di fuori delle meditazioni vere e proprie. Inoltre, rispetto al metodo visivo, l’utilizzo di stimoli uditivi è un esercizio sicuramente più difficile, che corrisponde quindi ad un allenamento più intenso.

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Una posizione scomoda

Un’altra sorgente di distrazione che possiamo usare per metterci alla prova è legata alla posizione del proprio corpo. La prima cosa che facciamo quando cominciamo a meditare è trovare una posizione comoda. Sentire delle tensioni in alcune parti del corpo può, infatti, rappresentare un’intensa fonte di distrazione, rischiando di vanificare i benefici della meditazione. Se vogliamo provare i limiti della nostra concentrazione, possiamo pensare di sfruttare, però, proprio questo fattore. Possiamo scegliere una posizione leggermente scomoda, magari caricando il peso su una coscia o mantenendo in tensione un muscolo. È importante non esagerare in questo perché, a differenza degli stimoli uditivi e visivi, che non hanno conseguenze oltre che sulla concentrazione, scegliere una posizione che sia innaturale e mantenerla per troppo tempo può causare effetti fisici indesiderati anche molto tempo dopo. Tuttavia, tra le varie possibilità, usare una posizione scomoda per testare la nostra concentrazione è forse il modo più efficace per metterla alla prova, anche perché uno stimolo corporeo di questo tipo è certamente più intenso e costante di qualsivoglia stimolo visivo o uditivo. Si tratta quindi di una distrazione facile da reperire ma difficile da ignorare, che può davvero esserci utile durante questi momenti di allenamento.

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Il giusto atteggiamento

Che decidiamo di distrarci consapevolmente con suoni o tensioni corporee, è sempre importante partire con il giusto stato d’animo. È possibile, anzi molto probabile, che la meditazione così fatta sarà molto meno soddisfacente del solito. Con ogni probabilità, alla fine saremo meno tranquilli di quanto ci saremmo aspettati, e forse anche un po’ tesi. È fondamentale che, durante tutta la meditazione, ci sia chiaro questo punto: meditare distraendosi serve ad allenare la propria concentrazione, piuttosto che rilassarsi e tranquillizzarsi. Sin dall’inizio, dobbiamo avere un atteggiamento comprensivo e compassionevole nei nostri confronti, non arrabbiandoci se la meditazione non sarà bella (lo sappiamo dall’inizio) ma riconoscendo che, in seguito ad essa, la nostra concentrazione è un po’ più forte di quanto non lo fosse prima.

Photo by Oswald El-saboath on Pexels.com

Allenare la propria concentrazione distraendosi di proposito è un modo forse un po’ strano ma sicuramente efficace per migliorare, nel lungo periodo, il nostro modo di meditare. Ma non solo, ci aiuta a sviluppare la concertazione anche nelle realtà più stimolanti e stressanti, insegnandoci a mantenere il focus giusto in ogni occasione, indipendentemente dall’ambiente in cui ci troviamo.


In estrema sintesi

  • Una meditazione efficace richiede un ambiente tranquillo e calmo
  • Alcune volte, provare a meditare fuori da un contesto protetto ci aiuta ad allenare la nostra capacità di concentrarci
  • Introdurre di proposito, in modo controllato, delle distrazioni durante le sessioni può rendere più solido il nostro focus
  • Si possono usare stimoli uditivi, visivi o scegliendo una posizione leggermente scomoda
  • Allenare la nostra concentrazione ha un effetto positivo non solo nelle nostre meditazioni, ma anche in ogni esperienza che viviamo tutti i giorni

2 pensieri riguardo “Mettere alla prova la concentrazione

  1. io ad esempio sento sempre musica, ho notato che non posso ascoltare musica italiana, le parole mi distolgono completamente. Questo vale anche per la lettura, se leggo devo ascoltare musica straniera o strumentale. Non so se è un mio limite o se capita anche ad altri…
    Interessante questo tuo articolo…👍

    Piace a 1 persona

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