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Le opportunità dietro l’angolo

Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, cammina verso un mondo di incredibili possibilità


Ogni individuo vive la propria esistenza agendo all’interno di ben fissati e autoimposti paletti. La nostra vita viene molto spesso scandita da azioni e avvenimenti ripetitivi, che si presentano ogni volta uguali a loro stessi. All’interno di questo recinto, viviamo in modo tranquillo e ci sentiamo protetti e al sicuro.

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Alcune volte, però, siamo spinti, se non del tutto costretti, a lasciare l’orticello che conosciamo molto bene e veniamo scaraventati in un bosco sconosciuto e, per questo motivo, spaventoso. Questo cambiamento ci stravolge e d’un tratto ci troviamo in un ambiente diverso, che ci appare alieno e di conseguenza assolutamente nocivo.

Spesso siamo tanto annebbiati dalla diversità del mondo che ci viene offerto e la nostra consapevolezza è obnubilata a tal punto che facciamo fatica a riconoscere l’opportunità che in quel mondo sconosciuto dimora.

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Nell’articolo di oggi voglio parlarvi di un’esperienza personale, sempre con i soliti filtri per ragioni di riservatezza, in cui affrontare la paura dell’ignoto mi ha permesso di cogliere un’incredibile opportunità. Vi parlerò di come il mondo nuovo in cui mi sono ritrovato, e che prima guardavo con timore e rifiuto, mi ha offerto un posto adatto a me. Vedremo che, a volte, lasciare un luogo in cui ci sentiamo a nostro agio può aiutarci a trovare un posto in cui stare anche meglio.

Il proprio orticello e la foresta

Come ho avuto modo di scrivere più volte, io tendo ad essere una persona incredibilmente abitudinaria, come molti altri, d’altronde. Mi piace ritagliarmi i miei spazi, trovare un angolino in cui sentirmi a mio agio e trascorrere la mia vita attraverso tutta una serie di situazioni, magari già viste, che mi facciano sentire al sicuro e in grado di affrontarle.

Questo mio modo di essere, con cui tuttavia grazie alla meditazione sto venendo un po’ a patti, si applica in ogni cosa: nel cibo che mangio, nei posti che frequento, e persino nei libri che leggo. E ovviamente, essendo una parte corposa della mia vita, anche nel mio lavoro.

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Il lavoro è sempre stato per me un argomento alquanto delicato. Molto spesso faccio fatica a sintonizzarmi sulla stessa lunghezza d’onda degli altri e l’idea di ritrovarmi a lavorare per ore e ore a fianco di gente che non mi piace non mi fa sentire a mio agio. E siccome spesso i colleghi non ce li scegliamo, capite che si tratta di una questione non semplice da dirimere. In questo senso, trovare un luogo, inteso di lavoro, in cui sentirmi ben inserito è sempre stata una mia priorità.

Le novità non tanto attese

Fino a qualche tempo fa, ho fatto un lavoro che chiunque mi conosca definirebbe adatto a me, se non addirittura il lavoro della mia vita. L’ambiente, le mansioni, tutto si adattava perfettamente a me.

Ma, come spesso accade, le situazioni evolvono, senza che ce ne rendiamo del tutto conto. D’un tratto, quasi senza muovere un dito, dopo molti anni in cui mi ero ambientato, radicato in quel luogo, mi sono trovato di fronte ad una opportunità inattesa. Mi si è presentata davanti agli occhi la possibilità di cambiare lavoro, accompagnata da una serie interminabile di incentivi difficile da ignorare.

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In quel momento, tutte le mie certezze, le sicurezze che mi avevano accompagnato fin lì (“questo è il lavoro della mia vita”, “è quello che davvero voglio fare”, “l’ambiente è incredibilmente bello”, ) hanno cominciato a venir meno. Mi sono ritrovato con in mano una proposta che solo un folle avrebbe rifiutato, ma che mi sembrava intollerabile accettare. La sola idea mi atterriva, mi terrorizzava. Mi sentivo paralizzato, con una stretta d’ansia nelle viscere che mi aggrediva ogni volta che ci pensavo, nonostante applicassi tutto l’arsenale di tecniche di meditazione a mia disposizione.

L’incertezza

Ciò che veramente mi faceva stare male era la presenza di un’infinità di fattori che non riuscivo a prevedere, neanche vagamente. Non mi spaventava il lavoro in sé, né tantomeno mi preoccupava il compenso o tutte quelle cose riguardo le quali avevo informazioni. Mi terrorizzavano tutti quegli elementi che non avevo modo di analizzare a priori.

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“I nuovi colleghi saranno gentili come quelli vecchi?” mi chiedevo, cercando di addormentarmi. “I nuovi capi saranno comprensivi?”, continuavo, e ovviamente non riuscivo a dare risposta. Ero attanagliato da così tante domande e incertezze che in più di una notte ho fatto fatica ad addormentarmi.

Il salto nel vuoto

Un bel giorno, però, ispirato da una meditazione particolarmente fruttuosa, ho deciso di averne avuto abbastanza. Mi sono reso conto (certamente non da solo, lo ammetto) che tutta quella situazione stava sfuggendo al mio controllo e che non aveva alcun senso interrogarsi in quel modo, sapendo che mai avrei ottenuto risposta. Con tutta la mia consapevolezza afferrata con due mani, ho deciso: mi sarei buttato.

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In quell’istante, la sola presa di coscienza mi ha aiutato enormemente. D’un tratto, le incertezze, che pur rimanevano intonse nel panorama delle mie decisioni, iniziavano a perdere importanza. Diventavano sempre più trasparenti per poi scomparire e diventare un qualcosa di cui, sì, ero pienamente consapevole, ma che appartenevano ad un tempo futuro e nei cui riguardi non avrei potuto fare niente.

Quella semplice consapevolezza mi ha aiutato a capire che, nel profondo, avevo già fatto una scelta e che non mi stavo accingendo a lasciare la proverbiale strada vecchia, perché in realtà l’avevo lasciata da molto tempo. Ho capito che abbandonare il mio metaforico orticello, pur serbandolo sempre come parte importante della mia esperienza passata, era la cosa giusta da fare e che la foresta infinita e sconosciuta che avevo davanti brulicava di opportunità che avrei potuto cogliere.

Alla fine, l’incertezza non mi spaventava. Anzi, ha cominciato a stimolarmi sempre di più!

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A mente fredda

Ho voluto aspettare un certo tempo tra questo avvenimento e la scrittura dell’articolo, proprio per avere tutte le informazioni e per trare un giudizio imparziale dalla mia esperienza a mente fredda. Con il senno di poi posso dirvi che la scelta, per quanto azzardata, sì è rivelata giustissima. La foresta tetra che prima mi spaventava tanto, sì è rivelata, guardandola con la giusta dose di consapevolezza, una distesa di ovatta che mi ha offerto molti posti in cui sentirmi a mio agio, e che ogni giorno apre di fronte a me innumerevoli sentieri e mi offre bellissimi scorci.


In estrema sintesi

  • A tutti piace vivere in un mondo di certezze, attraverso situazioni che si ripetono sempre uguali
  • Alcune volte, siamo costretti ad abbandonare il nostro recinto
  • Per quanto questa prospettiva possa essere spaventosa, spesso nasconde un mondo di incredibili possibilità

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