I rapporti con gli altri

Apprezza gli altri, ama te stesso


Siamo animali sociali, ha detto qualcuno, e in quanto tali siamo naturalmente portati a vivere in comunità, a stretto contatto con gli altri. In questo senso, la nostra vita quotidiana è sempre legata, in varia misura, ad interazioni con altre persone e pertanto i rapporti con gli altri possono avere un certo peso nella nostra esperienza, contribuendo a renderla bella o brutta a seconda di quanto essi siano sereni.

Molte volte può capitare, infatti, di non star bene in presenza di qualcun altro e di vivere, pertanto, una possibile bella esperienza con disagio e rifiuto. Che si tratti di un collega particolarmente fastidioso o di uno sconosciuto con il quale siamo costretti ad avere a che fare, un’interazione poco piacevole e un singolo evento negativo possono davvero rendere il resto della nostra giornata frustrante e la nostra esperienza meno densa. Magari, per uno screzio di un secondo, ci troviamo a trascorrere il resto della giornata nervosi e a non goderci nulla di quello che stiamo facendo.

Photo by Vera Arsic on Pexels.com

Oggi voglio parlarvi proprio di un’esperienza personale di questo tipo, in cui un inizio poco fortunato e un proverbiale “partire con il piede sbagliato” con una persona hanno avuto un impatto negativo su un’esperienza che avrebbe potuto essere molto stimolante. Vedremo un esempio di come aggrapparsi ai pensieri negativi che accompagnano naturalmente la nostra esistenza possa avere un effetto avverso nei confronti della nostra serenità, di come la nostra mente tenda ad amplificare automaticamente gli istanti meno piacevoli, rendendoli una parte importante della nostra giornata, e di come mettere ogni cosa nella giusta prospettiva possa davvero cambiare le cose.

Come sempre, cercherò di raccontare mantenendomi sempre aderente ai fatti, ma modificando i dettagli per una questione di riservatezza. Il messaggio di fondo, ad ogni modo, rimane sempre valido.

I viaggi di lavoro

Il mio lavoro mi porta a viaggiare. Non troppo di frequente, a dire il vero, ma alcune volte sono stato lontano da casa per molti giorni di seguito, anche settimane. Durante questi viaggi non sono quasi mai da solo e spesso li faccio con colleghi, della mia o di altre istituzioni. Questo racconto personale riguarda proprio uno di questi viaggi.

Photo by Cameron Casey on Pexels.com

Nuovi rapporti, vecchie conoscenze

Ero stato mandato in Francia per una missione abbastanza lunga, durante la quale avrei dovuto fare alcuni esperimenti presso un istituto straniero. Mi accompagnava una persona di un’istituzione diversa dalla mia ma che conoscevo. Non avevamo alcun rapporto vero e proprio fuori dalle mura lavorative, solo delle collaborazioni molto frequenti, ma per il poco che potessi saperne si trattava di una persona affabile e abbastanza piacevole. Nei brevi momenti in cui ci eravamo parlati per questioni non lavorative, sembrava un tipo simpatico e mi piaceva l’idea di fare una nuova conoscenza. Inoltre, durante le collaborazioni sembrava una persona precisa e molto disponibile. Infine, eravamo entrambi molto su di giri all’idea di fare questa esperienza, anche perché per me era una delle prime volte. Il mio collega, invece, era un veterano.

Il viaggio era cominciato abbastanza male, con un ritardo significativo nel volo, e io già non ero ben disposto. L’arrivo e l’incontro con l’altra persona fu anche peggiore. Iniziò sin da subito a tartassarmi, facendomi pesare il ritardo. Aveva una gran fretta, al punto che non mi fece passare in albergo a lasciare le valigie e dovetti portarle con me tutto il giorno. Era come se avessimo i minuti contati e che quindi avremmo dovuto fare ogni cosa di corsa per stare nei tempi. Inoltre, era animato da un particolare spirito di sacrificio per il lavoro e per la scienza, che io ancora non avevo avuto modo di sviluppare, e che quindi mi pesava molto (fare i pasti ad orari improponibili, rimanere in sede ben oltre gli orari ragionevoli, e via discorrendo). Con il senno di poi, è abbastanza evidente che fosse particolarmente in ansia per pressioni ricevute, ma sul momento quello che percepivo era una persona che, per qualche motivo, se la stesse prendendo con me.

Photo by Diva Plavalaguna on Pexels.com

Insomma, partimmo con il piede sbagliato. Ma la goccia che fece traboccare il vaso capitò all’alba del terzo giorno. Avevamo deciso, inizialmente, di incontrarci ogni mattina alla fermata del bus, all’incirca verso le otto, per andare in sede insieme. Quel giorno, però, complice il fatto che avevamo fatto tardi la sera prima (a lavorare) e un sonno in generale poco ristoratore, feci un po’ tardi: arrivai circa un quarto d’ora dopo l’orario pattuito. Purtroppo, avevamo già perso il bus e fummo costretti ad aspettare quasi venti minuti per il successivo.

Al mio arrivo alla fermata, trovai un ambiente glaciale. Il mio collega mi salutò appena, evidentemente in collera per il mio ritardo, rispondeva ad ogni mia domanda con il minor numero di parole possibile e continuava a scrivere messaggi in modo furioso, evitando ogni conversazione che non fosse necessaria.

Photo by Ketut Subiyanto on Pexels.com

Non mi aveva detto nulla, in realtà, riguardo i motivi della sua freddezza, ma la mia reazione fu quella di chiudermi completamente. Smisi di parlargli a meno che non fosse richiesto, in sede cercavo di stargli il più lontano possibile, a pranzo e a cena cercavo di stare da solo ad ogni occasione, inventandomi scuse come telefonate o mal di pancia. Inizialmente perché mi sentivo in colpa, poi perché sentivo un certo disagio a stare con una persona che mi appariva così aggressiva.

Le piccole vendette

Alla fine, anche io mi resi conto di essere furioso con lui e non volevo certamente dargliela vinta: ciò che era successo non era stata certamente colpa mia, e prendersela con me era assolutamente ingiusto. Invece di passare oltre e cercare un punto d’incontro, però, cominciai con delle piccole vendette personali. Da quel giorno, iniziai ad arrivare sempre con qualche minuto di ritardo, di proposito, a fare le pause e andare a prendere il caffè da solo. Lo ignoravo finché non fosse assolutamente necessario averci a che fare, e altre piccole e inutili ripicche. Tuttavia, piuttosto che indurlo a scusarsi per come si era comportato, ottenni un risultato, e uno soltanto: passai le due settimane più pesanti della mia vita, durante le quali il mio comportamento amplificava e rinnovava in ogni istante la tensione dei momenti ormai passati. Da una parte, infatti, il lavoro era difficile di per sé, dall’altra, con il mio atteggiamento contribuivo a rendere ogni istante meno leggero. Ogni mattina, mi alzavo controvoglia, passavo le ore lavorative a fare il minimo indispensabile, imparando poco o niente dall’esperienza. Fuori dall’orario lavorativo, ero troppo stressato per andare a visitare la città e inoltre non volevo farlo da solo, quindi passavo tutto il mio tempo libero in camera. E queste sensazioni continuarono anche quando ormai entrambi ci eravamo calmati: il disagio era comunque troppo grande, palpabile, da parte di tutti e due, quindi nessuno aveva il giusto stato d’animo. Era una guerra fredda e nessuno voleva fare il primo passo. Giunsi alla fine delle due settimane stressato e più stanco del necessario. Avevo fatto un’esperienza terribile e non vedevo l’ora di tornare alla mia routine.

Photo by Min An on Pexels.com

I soliti ripensamenti

Tuttavia, durante il volo ebbi modo di pensare. Mi resi conto di essere stato davvero uno sciocco. Certamente tutto era cominciato non per colpa mia, ma per colpa mia la sensazione di malessere e disagio, per entrambi, si era propagata e aveva occupato tutto il tempo a nostra disposizione. Avevo permesso alla mia mente vendicativa di impossessarsi del mio tempo e della mia esistenza, votandola a qualcosa di abietto e inutile. L’unica cosa che avevo ottenuto era distogliermi dalle cose belle e interessanti che stavo facendo, trasformando un’esperienza potenzialmente unica in una serie di situazioni disagevoli. Mi resi conto di essermi perso qualcosa e iniziavo a sentirmi un po’ male, non per via dei disguidi ma per via di una sensazione di occasione sprecata.

Photo by Klaus Nielsen on Pexels.com

Ciò che possiamo imparare da questa storia è che, molto spesso, le relazioni con gli altri passano attraverso dei momenti di scontro (è fisiologico e giusto che sia così), ma che a volte l’errore che commettiamo è dare troppo peso ad essi, a discapito dei momenti più belli, tendenzialmente più frequenti. Tendiamo a cercare piccole e inutili vendette nell’immediato, invece di riconoscere che si tratti di un momento buio transitorio, e accettarlo serenamente. Facendo così, evitiamo che il momento brutto passi, ci aggrappiamo ad esso per farlo durare il più possibile e concentriamo su di esso tutta la nostra attenzione e consapevolezza. Lo rendiamo, pertanto, più ingombrante di quanto non sia in realtà, convincendoci della sua importanza ogni oltre ragionevole limite. Per contro, diventiamo ciechi a tutte le altre cose belle che contornano quel singolo evento e ci perdiamo eventi stimolanti e situazioni piacevoli. In poche parole, scegliamo di essere tristi imboccando l’unica via sbagliata, in mezzo a molte altre strade ricche di serenità.


In estrema sintesi

  • Siamo esseri sociali e vivere in comunità, a contatto con gli altri, è imprescindibile
  • I rapporti con le altre persone possono influenzare, se non plasmare, la nostra esperienza
  • Un incontro spiacevole, può segnarci e rovinarci il resto della giornata, nonostante avvenga in un singolo momento
  • Se ci abbandoniamo alle sensazioni negative che ne derivano, ci perdiamo il bello che circonda quel singolo momento meno bello
  • La nostra esperienza ne risulta impoverita, solo perché non riusciamo a mettere le cose nella giusta prospettiva e guardare gli scontri per quello che sono in realtà: brevi momenti transitori, di piccola entità, che dobbiamo imparare a lasciarci scivolare addosso

3 pensieri riguardo “I rapporti con gli altri

  1. “siamo animali”… ecco, tutti i giorni arriva un gatto da “altrove”, appositamente per litigare con il gatto dei miei dirimpettai. Senza nessuna ragione, tranne la reciproca antipatia. Ci sono, secondo me, anche dinamiche inconsce e primitive in certe sensazioni che proviamo e negli atteggiamenti che assumiamo nei confronti di taluni individui. E c’è ben poco da razionalizzare

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  2. Sono molto selettiva, ma prima cerco di conoscere chi ho incontrato.
    non amo avere troppa gente intorno, i miei contatti sono pochi ma tutti assolutamente piacevoli, anche quando lavoravo ero altamente selettiva e questo non mi ha portato problemi, ma buone promozioni.
    Una cosa che ci tengo a dire è che non discrimino nessuno, anche chi non è nelle mie corde, chiarisco e basta.

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