Perdere la concentrazione

Distrarsi è naturale, giudicarsi per averlo fatto no


La meditazione è un momento di pace e tranquillità che regaliamo a noi stessi, durante il quale cerchiamo di placare la mente, per raggiungere uno stato di profonda calma. Può capitare, però, che durante una sessione la nostra mente decida di non collaborare, continuando a distrarsi. Perdere la concentrazione è forse l’ostacolo più grande ad una meditazione soddisfacente ed efficace e spesso può essere un vero e proprio deterrente, un motivo per abbandonare la meditazione completamente.

Nell’articolo di oggi proveremo a capire meglio come affrontare i momenti di distrazione, cercando di non lasciarci abbattere da essi. Vedremo che perdere la concentrazione non è la fine del mondo e che un atteggiamento tollerante e comprensivo ci aiuta ad ottenere il meglio dalla meditazione, anche se la nostra mente si distrae frequentemente.

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Gli ostacoli alla concentrazione

Immaginiamo di essere nel bel mezzo di una sessione di meditazione. Abbiamo fatto i nostri respiri, ci siamo concentrati e abbiamo superato il prologo senza alcuna difficoltà. La nostra mente è in apparenza placata, quindi ci accingiamo a mettere in pratica la tecnica principale che abbiamo scelto. D’un tratto, però, la nostra mente inizia a remarci contro. Ci ricordiamo della discussione che abbiamo avuto con il nostro capo e delle parole che avremmo potuto dirgli per vincere il confronto. Poco dopo, ci viene in mente che entro oggi dobbiamo consumare lo yogurt che abbiamo in frigo, altrimenti andrà a male. Subito dopo, pensiamo al rapporto che dovremo redigere l’indomani, visto che la scadenza si avvicina, e in poco tempo ci rendiamo conto di esserci persi la maggior parte della sessione.

Renderci conto che la nostra mente si è distratta e ha divagato, soprattutto se lo fa così spesso da rendere in apparenza vana la meditazione, può essere molto frustrante e, nel lungo periodo, può convincerci che non sia una cosa per noi. Può spingerci a pensare che non siamo fatti per meditare e che ciò che stiamo facendo sia assolutamente inutile. Il rischio più grande è che ci convinciamo che in questo modo non possiamo ottenere alcun beneficio e quindi siamo portati ad abbandonare del tutto. D’altronde, l’abbiamo detto più volte: la meditazione è fatta bene se alla fine ci fa stare bene, quindi se dopo una sessione siamo frustrati, evidentemente stiamo meditando male, giusto?

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Sebbene sia vero che distrarsi frequentemente durante una sessione riduca i benefici che possiamo trarne, ciò che veramente rende vana una meditazione è il nostro atteggiamento nei confronti della distrazione stessa. Quando ci giudichiamo per esserci distratti, quando ci arrabbiamo con noi stessi o con la nostra mente e ci sentiamo frustrati e abbattuti perché di fatto abbiamo fallito, in quel momento rendiamo la meditazione inutile.

È normalissimo che la mente divaghi. È nella sua natura concepire pensieri, elaborare informazioni e proporre soluzioni. È vero che lo yogurt sta scadendo, così come è vero che domani dobbiamo lavorare. Tuttavia, arrabbiarsi perché fa il suo lavoro è inutile e deleterio. Certo, potrebbe stare più calma mentre meditiamo, ma se non lo fa non possiamo né dobbiamo prendercela. Al massimo, possiamo provare ad opporci alle distrazioni.

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Contrastare le distrazioni

Esistono veramente moltissimi modi per aiutare la mente a mantenere la concentrazione e favorire una meditazione più profonda. Abbiamo visto che, usando il punto àncora, possiamo legare al meglio la nostra mente al momento presente, ancorando la nostra attenzione a ciò che stiamo facendo durante la sessione. Possiamo contare i respiri, oppure appoggiare la mano sul petto per seguire meglio il ritmo della respirazione. Possiamo usare le etichette, se riconosciamo dei pensieri particolari, o sfruttare qualunque altra tecnica che riteniamo possa aiutarci in quel dato momento.

Non sempre, però, riusciamo ad impedire alla mente di divagare e, soprattutto se il nostro subconscio è particolarmente attivo, spessò potrebbe risultare quasi impossibile. Potremmo quindi ritrovarci quasi sopraffatti e non sapere come comportarci di fronte a questo ostacolo.

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Accettare la distrazione

Il modo migliore per affrontare i momenti in cui perdiamo la concentrazione nonostante tutte le tecniche che abbiamo a disposizione, è quello di accettare ciò che ci sta accadendo. Se ci distraiamo e ce ne rendiamo conto, è sufficiente riconoscerlo con serenità e magnanimità, senza alcun giudizio nei nostri confronti. Riconosciamo che la mente si distrae perché è naturale che lo faccia, e con tranquillità riportiamola all’oggetto della meditazione.

Potrebbe essere necessario prendere consapevolezza della distrazione più volte durante una sessione, perché una volta che la mente comincia a distrarsi tende a farlo sempre più spesso. La cosa importante è non abbatterci. Se ci distraiamo cento volte, riconosciamolo centro volte, sempre con lo stesso stato d’animo sereno e con spirito di accettazione. Anzi, possiamo anche pensare di usare questi momenti come esercizio positivo, come una sorta di sfida amichevole con noi stessi, cercando di essere sempre compassionevoli nei nostri confronti, ma sfidandoci a distrarci sempre di meno.

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Prendersi una pausa

Ci saranno dei momenti, però, in cui la frustrazione sarà tanta e ci potrà risultare sempre più difficile riacquistare la concentrazione, sfiorando quasi la rabbia nei nostri stessi confronti. Se si arriva a questo punto estremo, la soluzione è semplice: smettere di meditare. “Ma come?”, direte voi, “ci fermiamo e basta?”. Potrà sembrare strano decidere di abbandonarsi in questo modo alle distrazioni, di rinunciare e interrompere la sessione, ma in molti casi può essere davvero l’unica soluzione.

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Può tranquillamente capitare che per un giorno non riusciamo a meditare, perché non siamo nello stato d’animo giusto o perché non ne abbiamo voglia. E sapete una cosa, va benissimo così! In questi momenti, dobbiamo vivere la situazione con tranquillità. Se non ce la sentiamo di meditare, nessun problema. Prendersi una pausa non è certamente una cosa brutta, anzi può rendere le meditazioni successive più belle e profonde. Cerchiamo di non vedere queste situazioni come dei fallimenti (perché non lo sono), ma piuttosto riconosciamo che, se oggi è andata così, domani andrà sicuramente meglio, riprendendo da dove oggi ci siamo fermati, senza perderci nulla. Non facciamocene una colpa e non giudichiamoci: questo è il vero segreto di una meditazione che ci fa bene!

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Ricordiamo, infatti, che la meditazione deve essere qualcosa di bello, qualcosa che vogliamo fare e non sentirci obbligati a farla. Meditare vuol dire concedersi un istante di tempo, ma solo se ne abbiamo voglia. Imparare a gestire i momenti “no” è fondamentale per una meditazione benefica a lungo periodo. È il modo migliore per imparare la compassione nei nostri confronti e l’accettazione nella vita quotidiana, portandoci ad essere i primi a tracciare il nostro stesso sentiero per la felicità.


In estrema sintesi

  • Perdere la concentrazione è il principale ostacolo alla meditazione
  • Sebbene sia una cosa comune, distrarsi spesso può distoglierci dall’obiettivo e spingerci ad abbandonare definitivamente il percorso meditativo
  • Esistono molte tecniche per impedire alla mente di divagare, ma non sempre sono efficaci
  • Tuttavia, se ci distraiamo è sufficiente riconoscerlo e riportare la mente all’oggetto di meditazione, senza giudicarci
  • In alcuni casi, però, le distrazioni frequenti possono essere davvero frustranti, tanto da farci provare rabbia nei nostri stessi confronti
  • In questi momenti, se non riusciamo a contrastare le distrazioni possiamo tranquillamente decidere di sospendere la meditazione, con assoluta serenità
  • Non si tratta di un fallimento, piuttosto di un modo per rendere le meditazioni future più profonde ed efficaci
  • Impariamo così la compassione per noi stessi e l’accettazione, due pietre miliari nella nostra strada per la felicità

10 pensieri riguardo “Perdere la concentrazione

  1. a combattere contro se stessi, se ne esce inevitabilmente sconfitti
    è importante percepire e identificare in se, quella “cosa” che ascolta in silenzio e imperturbabile i dialoghi/monologhi della mente. Disidentificandoci dalla mente stessa, anche se continuerà imperterrita a fare il suo lavoro, non ne saremo disturbati. Anzi
    buona domenica

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