Mi presento

Chi si mette a nudo impara su sé stesso più di quanto non mostri agli altri


Ciao a tutti e benvenuti nel mio blog. Qui parleremo un po’ di meditazione, di tecniche, di esperienze personali e troverete molti esempi di meditazioni impacchettate da poter applicare immediatamente e usare. Tuttavia, prima di inoltrarci in questo mondo ed esplorare le tecniche principali che possiamo sperimentare, vorrei parlarvi un po’ di me, della mia esperienza e del motivo per cui sono qui, adesso.

Io sono un fisico, laureato in ingegneria fisica, faccio ricerca in fisica e insegno fisica (e mi piace molto). A questo punto, vi starete chiedendo che cosa c’entri un fisico con la meditazione. Nell’immaginario comune, la meditazione è qualcosa di spirituale, quasi religioso per certi versi, che ben poco ha da spartire con la scienza e il pensiero sistematico. In molti casi, questo è vero e sono molte sono le persone che praticano la meditazione a questo scopo. Nondimeno, la meditazione è qualcosa di più grande di così.

Photo by Spencer Selover on Pexels.com

La meditazione, come pratica in sé, ha enormi benefici sulla psiche e ci aiuta ad essere più equilibrati e felici. Certo, non bisogna pensare alla meditazione come una panacea per tutti i mali e certamente anche chi medita da molto tempo si arrabbia, è triste, soffre e sta male. Tuttavia, chi la pratica con costanza impara ad essere più resiliente e a risollevarsi più in fretta quando qualcosa di negativo accade. Con la meditazione si impara a mettere tutto nella giusta prospettiva e a non lasciarsi travolgere dagli eventi della vita. Vedrete, meditando per qualche tempo, che il vostro livello medio di felicità aumenterà e la vostra esperienza di vita sarà più bella e soddisfacente.

Ma non ho ancora risposto alla domanda: cosa ci fa un fisico con la meditazione e come è arrivato fino a questo punto? Sono entrato in contatto con la meditazione per la prima molta molti anni fa, al primo o secondo anno di università. All’epoca, un mio amico la praticava assiduamente e più volte me ne aveva parlato. Io, però, con la testardaggine che mi contraddistingue, non gli ho mai prestato molta attenzione. La mia mente chiusa bollava ogni cosa di questo tipo come inutile spiritualità, come un sistema pieno di sciocchezze e menzogne auto–pronunciate per illudersi di valere qualcosa di più. Peggio di così, credevo che tutte queste assurdità fossero un modo per deresponsabilizzarsi e ingannarsi di essere brave persone, equilibrate e tranquille, e che i mali del mondo non ci appartenessero.

Messaggio anonimo ritrovato in un labirinto di bambù. Ispira e spinge a perdersi, per trovare veramente sé stessi.
Messaggio anonimo ritrovato
in un labirinto di bambù

Di fronte alle mie obiezioni, quel mio amico desistette e io continuai la mia vita come al solito. Intanto il tempo passava e la mia esperienza universitaria, per quanto bella, iniziava ad essere più difficile e faticosa. E un bel giorno, arrivò una compagna che da allora non mi lascia più: l’ansia. Non sono mai stato un tipo veramente ansioso. A scuola ero bravo, studiavo poco ma avevo voti alti, la mia famiglia era normale e mi sosteneva, quindi non ho mai avuto modo di sviluppare ansia. Tuttavia, dopo tempo lontano da casa, senza una famiglia vicina o amici veri con cui aprirmi, la mia stabilità inizio a vacillare. Inoltre, l’ambiente universitario di certo non aiutava, circondato da un centinaio di persone in una realtà totalmente diversa rispetto a quella che conoscevo.

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Durante i primi esami, sentivo delle strane sensazioni che non avevo mai provato: senso di preoccupazione che non riuscivo a placare, sensazione di vertigine, strane fitte allo stomaco. I miei colleghi mi dicevano che era normale, che l’ansia è un’alleata perché ti aiuta a dare il massimo, e forse è vero. Ma a me non piaceva. Ad ogni nuovo esame le sensazioni si facevano più intense e compariva qualcosa di nuovo. E ogni volta era più difficile mantenere il controllo di me stesso. La situazione, però, degenerò durante la magistrale. Non so se il responsabile fosse stato un particolare evento che non ricordo o solo una naturale evoluzione, ma iniziavo a sentire che le cose stavano peggiorando. Iniziai a sviluppare una specie di sindrome dell’impostore, per cui mettevo in dubbio i miei risultati, come non fossero miei. Mi ero convinto di non essere adatto, mi sentivo inadeguato e se le cose fossero andate bene, per qualche motivo, non sarei riuscito comunque a gioirne: non era merito mio, ero solo fortunato o peggio avevo barato, in qualche modo.

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Intanto le sensazioni negative si intensificavano. Ricordo il momento esatto in cui mi resi conto che l’ansia stava diventando un problema. Ero uscito di casa e stavo andando a fare un esame, il più difficile del mio corso. L’ansia era con me, come sempre. A metà strada, iniziai a sentirmi poco bene. Un forte mal di testa, poi la nausea. Mi misi in un angolo, lontano da tutti, e vomitai. Potete facilmente immaginare che l’esame non andò particolarmente bene. L’esperienza fu orribile! Capì in quel momento che non potevo continuare in quel modo, ma non sapevo cosa fare e conclusi l’università con le medesime sensazioni, ogni volta. Durante il dottorato la situazione mutò un po’ e i momenti di ansia diventarono più radi ma più intensi. E ad essi si aggiunse un altro caro amico: lo stress. Le scadenze, i rapporti non sempre idilliaci e la pressione del lavoro hanno iniziato a gravare su di me, al punto che neanche a casa riuscivo a rilassarmi. I pensieri mi assalivano, dormivo male e non riuscivo a concentrarmi davvero su nient’altro. Nei momenti peggiori lo stress e l’ansia si alleavano, dandomi l’impressione che la mia vita intera stesse andando fuori controllo.

E fu qui che mi ricordai della meditazione. O meglio, una persona per me molto importante mi ricordò che esiste la meditazione. Cominciai piano, leggendo un piccolo libello di poche decine di pagine, che spiegava quanto fosse in realtà semplice meditare e quali fossero i benefici. Citando articoli scientifici (quale miglior modo per convincermi) e spiegando in modo semplice e sistematico, quel piccolo libro abbatté uno alla volta tutti i miei dubbi. Alla fine, nonostante fossi una persona molto impegnata (così pensavo), il libro mi convinse. Allora studiai, lessi libri, mi informai e contemporaneamente cominciai a meditare. Pochi minuti al giorno, mettendo in pratica gli insegnamenti che, da una fonte o da un’altra, riuscivo a recuperare. Inizialmente l’esperienza, nonostante mi piacesse, mi sembrava strana. Dopo pochissimo tempo, però, riuscì a percepire i primi benefici. Anche in questo caso, ricordo esattamente il momento esatto in cui mi resi conto che la meditazione, nonostante il mio scetticismo iniziale, mi stava aiutando. A lavoro avevo avuto una discussione, senza una vera ragione e assolutamente priva di importanza. Una divergenza di opinioni. Di solito, questi scontri mi colpivano molto, aumentando la mia tensione e scatenando il malessere, anche se privi di rilevanza. Ma quella volta non fu così. Capitò una cosa che ancora oggi mi sorprende: lasciai andare. Sembra una cosa da poco, lo ammetto, ma per me riuscire a fare un passo indietro, lasciar perdere e non aggrapparmi alla mia opinione e al mio pensiero fu un progresso gigantesco. Mi permise di uscire dal confronto sereno ed equilibrato, cosa che non mi succedeva ormai da molto tempo. Anzi, alla fine ne uscii arricchito. Da quel momento, ho imparato a non farmi travolgere dai miei pensieri e dalle mie emozioni (la maggior parte delle volte), a gestire gli eventi della vita mettendoli nella giusta prospettiva, affrontandoli senza farmi turbare più del necessario. E vi assicuro: è meraviglioso.

Photo by Tina Nord on Pexels.com

Questa è stata la mia esperienza. Da scettico convinto, scienziato con il pensiero statico, sono diventato un appassionato. Con la pratica quotidiana sono riuscito ad afferrare nuovamente la mia vita e a viverla in modo sereno. Ovviamente, i momenti brutti esistono ancora, l’ansia c’è ancora, lo stress c’è ancora, ma non hanno potere su di me, almeno non più del necessario. Riesco ad osservare i miei pensieri con una nuova consapevolezza, sotto una nuova luce. E li vedo per quello che sono: semplici pensieri, manifestazioni della mia mente che non possono turbarla. La meditazione mi ha insegnato molto. Contrariamente a quanto si può pensare (lo pensavo anche io, all’inizio), non ho imparato ad imbrigliare la mente ma piuttosto ad ascoltarla consapevolmente, a ricevere da essa e dal modo in cui filtra le esperienze tutte le informazioni necessarie per la vita di tutti i giorni, senza giudizi o turbamenti. Ho imparato a fermarmi e guardare in faccia gli eventi, passati e presenti, e ad osservare il futuro con il filtro giusto. Per una vita più serena, appagante e soprattutto consapevole. E questo è ciò che spero di poter trasmettere a chiunque abbia la voglia di ascoltarmi.

Che dire, lanciamoci insieme in questo percorso e buona meditazione.


In estrema sintesi

  • La meditazione ha molti benefici sulla mente
  • Aiuta a combattere ansia e stress
  • Favorisce una vita più serena e felice
  • Insegna ad essere resilienti e a risollevarsi più facilmente
  • Aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva
  • Ci rende più consapevoli

5 pensieri riguardo “Mi presento

    1. Certamente lo sì può fare, se qualcuno lo preferisce. Io personalmente preferisco tenere separate la mia spiritualità e gli strumenti convenzionali di indagine scientifica che uso giornalmente per lavoro, ma è una mia precisa scelta. Ovviamente rispetto ogni posizione 😁

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      1. è che come hai giustamente rilevato, con spiritualità si è arrivati ad intendere ogni più delirante fantasia consolatoria. Ma è innegabile che storicamente spiritualità e cono-scienza fossero indistinguibili. Per farla semplice, per esempio, l’intuizione a quale sfera appartiene? Eppure senza di essa non ci potrebbe essere alcun progresso scientifico
        Perdonami se ti ho tediato, in realtà, parlando con te, sto focalizzando un mio concetto
        ciao

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      2. Non scusarti, mi piace discutere. Concordo con te che alla base di qualunque intuizione scientifica ci sia un seme di qualcosa che possiamo definire spirituale. Effettivamente pensare ad una dicotomia “forte” tra scienza e spiritualità è forse troppo semplicistico. Bisogna ammettere, però, che oggi la separazione è sicuramente più marcata, soprattutto se ci concentriamo più sui metodi.
        Grazie per la discussione, è molto stimolante!

        Piace a 1 persona

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